orge
Cappuccetto rosso glande
04.03.2026 |
97 |
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"A quel punto tirai fuori il mio cazzo dal culo e lo spostai di pochi centimetri, facendolo scivolare nella bocca che lo aspettava..."
Sto passeggiando nel bosco, vestita solo di una mantellina rossa. Ad un certo punto mi imbatto in una capanna di legno, dal comignolo esce del fumo. Entro senza bussare e la trovo vuota. Mi accoccolo su un tappeto rosso e peloso di fronte al camino e mi addormento infreddolita per poco tempo, forse mezz'ora. Mi sveglio rilassata ed eccitata, inizio a toccarmi piano, sono tutta nuda davanti al fuoco e mi bagno subito. Silenziosamente entrano due uomini: uno è nudo tranne una maschera da lupo che gli prende faccia e testa, l'altro è vestito da cacciatore, con un passamontagna che gli copre tutto il volto tranne gli occhi. Dietro di loro una donna con un fazzoletto in testa e grossi occhiali scuri. Mi si avvicinano, la "nonna" inizia a leccarmi le tette, il cacciatore mi mette il suo cazzo in bocca e il lupo mi scopa lentamente. Sono eccitata e vogliosa, penso a te. Mentre siamo avviluppati con i tre, ti vedo guardarci dalla finestra e con l'indice ti invito ad entrare. Ti chiedo ti mettermi il cazzo nella fica insieme agli altri due ed esorto la nonna a continuare a leccarmi le tette e toccarmi il clitoride. Dopo ripetuti orgasmi, ti sfili dalla mia fica e mi inculi, mentre la donna mi lecca il clitoride e i due uomini si masturbano guardandoci. Io infilo un vibratore nella fica della tipa. Dopo qualche minuto venite tutti e tre all'unisono: il cacciatore sulle mie tette, il lupo nella mia bocca e tu nel mio culo. Dopo poco veniamo anche noi donne. Appena successo i tre se ne vanno silenziosamente e noi ci addormentiamo sul tappeto di fronte al camino, dove tutto è iniziato.IL BRANCO DI LUPI
Il giorno successivo all’incontro nel casolare nel bosco tornai nei dintorni, spinto da una invincibile curiosità.
Trovai nuovamente il camino acceso ma la casa vuota e, apparentemente, abbandonata.
Mi chiusi la porta alle spalle e mi avviai verso casa, ma dopo un centinaio di metri decisi di acquattarmi tra i cespugli di rododendro, deciso a schiacciare un pisolino senza che nessuno potesse vedermi o disturbarmi.
E probabilmente mi addormentai, tanto che non saprei dire quanto tempo passò fino al momento in cui sentii dei passi che si avvicinavano al casolare.
Era nuovamente la donna con il mantello rosso, e con passo incerto valicò la porta del casolare.
Mi spostai leggermente verso una quercia per poterla spiare meglio attraverso la finestra: la donna si era tolta il mantello rosso ed era rimasta nuda, di una bellezza sconvolgente. Aveva occhi del colore dei prati, lunghi capelli lisci neri, tette enormi e una vita stretta. Sembrava una dea.
Il mio sguardo era completamente ipnotizzato da quella visione, tanto da non accorgermi che, a pochi metri dalla porta del casolare, si stava avvicinando con passo furtivo un insolito gruppo.
Alla testa, la donna del giorno precedente, coperta da un foulard e degli occhiali scuri, un lungo vestivo che ne copriva ogni forma. Dietro di lei, un gruppo di uomini nudi con indosso una maschera da lupo che ricopriva completamente la testa, in tutto e per tutto simile a quella che avevo visto ieri. Li contai: erano dodici.
Quando anche l’ultimo fu entrato in casa, venne chiuso il portone. Mi avvicinai ancora un poco alla casa, e quando sbirciai di nuovo, la scena che vidi mi lasciò a bocca aperta…
La donna bellissima aveva nuovamente indosso il mantello rosso, ed era inginocchiata sul tappeto rosso davanti al caminetto. Teneva con una mano un lungo guinzaglio, stretto al collo della donna con il foulard, in piedi ad un paio di metri di distanza.
Attorno alla donna in ginocchio, in cerchio, c’erano i 12 lupi che si masturbavano, con il cazzo duro.
Lei giocava un po’ con l’uno e un po’ con l’altro, a volte sfiorando il cazzo con delicatezza, altre volte menandolo con forza. Ogni tanto passava la sua lingua lunghissima sulla cappella di uno dei lupi, altre volte inghiottiva tutto il cazzo facendolo sparire completamente in bocca.
La scena andò avanti per un bel po’, e ogni tanto un lupo provava a rompere il cerchio per montare la donna in ginocchio ma veniva subito fermato dalla donna con il foulard, e rimesso al suo posto.
Ad un certo punto, quando tutti quei cazzi sembravano sul punto di esplodere, la donna inginocchiata si alzò, e sempre portandosi al guinzaglio l’altra, si spostò di qualche metro e si mise a sedere sul divano.
Poi sussurrò qualcosa all’altra donna, che si mise in ginocchio ed iniziò a leccare la fica della donna con il mantello rosso. Questa le schiacciava la testa con forza contro il suo ventre, fino a quando dalla fica partì un getto di un liquido trasparente verso il viso della donna con il foulard.
A quel punto la donna con il mantello diede corda al guinzaglio, e l’altra prese per mano gli uomini, uno dopo l’altro, mettendoli in fila indiana.
Sembrava muoversi in modo preciso, creando un ordine che all’inizio non compresi. Quando qualche uomo non ubbidiva e scalava di un posto, la donna con il foulard gli stringeva il cazzo con forza fino a fargli male per rimetterlo al suo posto.
Dopo qualche minuto, la fila era pronta: dodici uomini con il cazzo duro davanti alla donna con il mantello, seduta sul divano a gambe incrociate.
La catena del guinzaglio venne tirata con decisione, e la donna con il foulard si trovò seduta a fianco della sua padrona.
D’un tratto capii l’ordine con cui erano stati disposti gli uomini lupo: dal cazzo più piccolo al cazzo più grosso, in un ordine precisissimo, come se il cerchio fosse servito alla donna con il mantello solo per soppesare, valutare, misurare.
Il primo era poco più di un micropene, di qualche centimetro appena. L’ultimo aveva un cazzo di dimensioni mostruose, lungo e possente.
Ad un gesto della donna con il foulard, il primo fece un passo in avanti e infilò il suo cazzetto nella bocca della donna con il mantello, che incominciò a succhiarglielo con maestria e dedizione, fino a farlo venire.
Mentre la scena si ripeteva per ogni uomo lupo, osservavo con attenzione quello che sembrava un vero e proprio rituale, e ad un certo punto capii quello che stava accadendo.
Tutti gli uomini lupo dovevano provare ad arrivare alla gola della donna con il mantello, che a sua volta doveva prenderlo tutto senza tirarsi mai indietro. Mente i primi sei furono per lei un gioco da ragazzi, dal settimo -che aveva delle dimensioni che iniziavano ad essere al di sopra della media- iniziò a doverci mettere più impegno ed a controllare il naturale istinto di tirarsi indietro e proteggere la propria gola.
Dopo ogni sborrata si ripeteva la stessa scena. Se per caso qualche goccia era colata dalla bocca, oppure uno schizzo non aveva centrato il suo bersaglio e si era disperso sulle tette o sul collo, la donna con il foulard si affrettava a leccarla via dal corpo della donna con il mantello, in modo da lasciarla intonsa e pulita per la sborrata successiva.
Ogni volta che aveva finito la pulizia, veniva tirata a sé dalla donna con il mantello, che le sussurrava qualcosa nell’orecchio. A quel punto la donna con il foulard si avvicinava all’uomo lupo appena venuto, e gli scriveva qualcosa con un pennarello indelebile sul cazzo ancora duro.
Arrivati all’uomo lupo numero 10, capii che c’erano solo tre tipi di segni che venivano apposti dalla donna con il foulard: una “X”, una “F” e una “C”.
Solo gli ultimi due uomini lupo non si erano ancora svuotati nella bocca della donna con il mantello, i due più grossi di tutti. Già all’uomo lupo numero 10, la donna aveva dovuto soffocare i conati di vomito ed era diventata rossa per qualche secondo: ce l’aveva tuttavia fatta, e aveva ingoiato tutta la sborra, senza lasciare neanche una goccia alla sua servetta.
La donna seduta sul divano fece segno ad entrambi di avvicinarsi, ed incominciò a leccare e succhiare entrambi. Li prendeva con due mani, e a stento riusciva a chiudere la presa, talmente erano grossi.
Poi fece sdraiare i due uomini lupo in modo che avessero i due cazzi vicini, si alzò dal divano e si inginocchiò su di loro, li mise uno vicino all’altro e poi inizio a succhiarli insieme.
Anche solo le punte facevano difficoltà ad entrare nella bocca, ma la donna non si perse d’animo e poco per volta riuscì a farne entrare la metà. Più di così però sembravano non entrare: già a metà battevano contro la gola, e farne entrare due di quella dimensione era una impresa che sembrava impossibile.
La donna con il mantello sembrò sul punto di soffocare più volte, e chiese all’altra di spingerle la testa contro quei due cazzi, in un estremo tentativo di forzare la propria gola. Nulla di fatto, non entravano.
Io non capivo come mai volesse sfidarli entrambi insieme, ma la cosa iniziò ad eccitarmi e cominciai a masturbarmi anche io.
All’ennesimo tentativo andato a vuoto, la donna cambiò strategia, si alzò e si sdraiò sul divano di schiena, reclinando la testa indietro e, aprendo la bocca, invitando quei due cazzi a riprovarci in quella nuova posizione. Il lupo numero 11 salì sopra di lei infilandole tutto il suo lunghissimo cazzo in bocca, fino in fondo.
Poi tocco all’ultimo mettersi dietro al suo compare e farsi strada in quella bocca spalancata che, come per miracolo, riuscì ad accogliere entrambi allo stesso tempo.
Vennero entrambi insieme, direttamente nella gola di lei, che era gonfia e pulsante come mai.
Poi indietreggiarono di un passo, la donna sul divano si rimise seduta e sussurrò le solite parole alla sua serva, che riprese il pennarello in mano.
Al cazzo del penultimo scrisse la lettera “F”. All’ultimo, la lettera “C”.
A quel punto la donna con il foulard fece uscire tutti in fretta e furia dal casolare.
Quando le due donne furono rimaste sole, la padrona si mise a pecora sul divano, e la schiava iniziò a leccarle il culo con passione e con molta saliva.
Io continuavo a masturbarmi dietro la finestra: una parte di me sperava di non essere visto, un’altra, invece, di essere scoperto.
Fu a quel punto che la donna con il mantello mi vide e mi sorrise, come il giorno precedente. Era come se avesse sempre saputo della mia presenza, godendo della mia eccitazione. Nuovamente, con l’indice mi invitò ad entrare.
Non me lo feci ripetere due volte ed entrai, con il cazzo duro come non mai.
Sempre a pecora, la donna con il mantello rosso tirò la sua serva al guinzaglio e le sussurrò qualcosa.
Poi questa si avvicinò al suo culo, già tutto morbido e umido, ed iniziò a infilare dentro prima l’indice e il medio della mano destra, poi l’indice e il media della mano sinistra. A quel punto, piano piano, allargò le dita in modo da aprire il culo e farmelo vedere. Prima si aprì di una fessura, poi un centimetro, poi due, poi arrivò ad essere così aperto che il mio cazzo avrebbe potuto entrare senza quasi sfiorarlo.
La donna dal mantello gemeva e ansimava sempre di più, fino a che si girò verso di me e mi disse, con tono perentorio: inculami, amore mio, puniscimi per quanto sono stata cattiva.
Avvicinai il mio cazzo a quel culo spalancato dalle dita della serva, e infilai prima la punta, poi giù, fino alle palle.
Cominciai a muovermi sempre più forte, strusciandomi contro quel culo meraviglioso e contro le dita della serva che a volte si allargavano e a volte si avvicinavano, quasi stringendo loro il mio cazzo.
Poi la donna con il foulard cambiò posizione, mettendo la sua bocca aperta vicino al culo, anch’esso aperto.
A quel punto tirai fuori il mio cazzo dal culo e lo spostai di pochi centimetri, facendolo scivolare nella bocca che lo aspettava. Andai avanti così un po’, alternando il culo alla bocca, a volte dando anche un solo colpo a testa.
Ogni tanto la donna con il foulard sputava sopra il mio cazzo per aiutarlo a rientrare nel culo senza attrito. Impazzivo dal piacere, mi dimenavo come un pazzo, colpivo con violenza entrambe le aperture.
Sborrai in fondo al culo spalancato, nell’orgasmo più forte della mia vita.
Mentre ansimavo e cercavo di riprendermi da quell’ondata di piacere, la donna con il mantello fece sdraiare la serva per terra, accovacciandosi sopra, e facendole colare tutta la mia sborra in bocca, contemporaneamente facendosi leccare e pulire tutta.
A quel punto la donna con il mantello si avvicinò e mi baciò profondamente, sussurrandomi all’orecchio “se pensi che oggi abbia fatto la cattiva ragazza, raggiungimi domani alla stessa ora e nasconditi negli stessi cespugli. Devo mostrarti una cosa”.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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